LA STORIA
IL TEMA DI QUEST’ANNO
PREGHIERA A TEMA PROPOSTA DAL MONASTERO DI BOSE
LA LETTERA ECUMENICA
IL SUSSIDIO PROPOSTO DALLA CEI

LA VEGLIA ECUMENICA PROPOSTA DALLA NOSTRA DIOCESI

LA STORIA

La Settimana di preghiera tradizionalmente si svolge dal 18 gennaio (festa della Cattedra di San Pietro) al 25 gennaio (festa della conversione di san Paolo). Fu avviata ufficialmente come Ottavario per l’unità della Chiesa a Graymoor (New York) dal reverendo episcopaliano Paul Wattson nel 1908, che desiderò da subito che diventasse una pratica comune e a cadenza annuale. Nata dunque oltre un secolo fa in ambito protestante (e costantemente sostenuta, motivata e valorizzata dal Magistero della Chiesa), ha coinvolto le varie confessioni cristiane, che si riconoscono nello stesso Credo. Dal 1968 tema e testi sono scelti ed elaborati dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, per protestanti ed ortodossi, congiuntamente con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità delle Fede, per i cattolici.

IL TEMA DI QUEST’ANNO

“Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”

Il tema scelto quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, tratto dal Vangelo di Giovanni (Gv 15, 1-17), è più che mai significativo, attuale, fecondo.

Di particolare valore simbolico è il fatto che il tema di quest’anno sia stato scelto dalla Comunità svizzera di Grandchamp: le sue attuali componenti (una cinquantina di donne di diversa età, tradizione ecclesiale, Paese e continente) sono di fatto una parabola vivente di comunione. Fin dall’inizio della sua vita, la Comunità fu sostenuta da Padre Paul Couturier, uno dei convinti promotori della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: tale preghiera fu e resta il cuore della esperienza di Grandchamp, in una costante condivisione e comunanza di intenti e di spiritualità con la Comunità ecumenica di Taizé, fondata da Frère Roger Schutz.

Quest’anno il tema scelto si inserisce in un contesto di pressante e incontestabile attualità. Forte è il richiamo a rimanere uniti all’amore di Cristo, gustandolo e sentendosi da esso consolati, rafforzati, sperimentatori e annunciatori di speranza. I confini della Preghiera per l’unità dei cristiani, dunque, si dilatano e travalicano la specifica ragione e la ricorrenza temporale della proposta, per abbracciare uno spazio infinitamente allargato, che raggiunge tutti gli uomini e le donne del nostro tempo e di “questo” tempo: un tempo segnato da una sofferenza che invoca, ora più che mai, la forza dirompente, rigenerante e creatrice dell’unità. La spiritualità insita dunque nella preghiera, coniugata con la concreta solidarietà che – nelle forme più disparate, necessarie e adeguate – da essa non può non scaturire, siano motivo di slancio e di forza perché, riconoscendoci pienamente fratelli e sorelle, siamo artefici di un nuovo modo di vivere, segnato dalla condivisione e dalla testimonianza di vera, credibile e sperimentata speranza.

PREGHIERA A TEMA PROPOSTA DAL MONASTERO DI BOSE

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LA LETTERA ECUMENICA

Care sorelle e cari fratelli,

mai come in questo tempo abbiamo sentito il desiderio di farci vicini gli uni gli altri, insieme alle nostre comunità che sono in Italia. La sofferenza, la malattia, la morte, le difficoltà economiche di tanti, la distanza che ci separa, non vogliamo nascondano né diminuiscano la forza di essere uniti in Cristo Gesù, soprattutto dopo aver celebrato il Natale. La sua luce, infatti, è venuta ad illuminare la vita delle nostre comunità e del mondo intero: è luce di speranza, di pace, luce che indica un nuovo inizio. Sì, non possiamo solo aspettare che dopo questa pandemia “tutto torni come prima”, come abitualmente si dice. Noi, invece, sogniamo e vogliamo che tutto torni meglio di prima, perché il mondo è segnato ancora troppo dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza. Il male che assume queste forme vorrebbe toglierci la fede e la speranza che tutto può essere rinnovato dalla presenza del Signore e della sua Parola di vita, custodita e annunciata nelle nostre comunità.
In questi mesi di dolore e di grande bisogno abbiamo visto moltiplicarsi la solidarietà. Molti si sono uniti alle nostre comunità per dare una mano, per farsi vicino a chi aveva bisogno di cibo, di amicizia, di nuovi gesti di vicinanza, pur nel rispetto delle giuste regole di distanziamento. Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore per questa solidarietà moltiplicata, ma vogliamo dire anche grazie a tanti, perché davvero scopriamo quanto sia vero che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (cfr. Atti 20,35). La gratuità del dono ci ha aiutato a riscoprire la continua ricchezza e bellezza della vita cristiana, inondata dalla grazia di Dio, che siamo chiamati a comunicare con maggiore generosità a tutti. Così, non ci siamo lasciati vincere dalla paura, ma, sostenuti dalla presenza benevola del Signore, abbiamo continuato ad uscire per sostenere i poveri, i piccoli, gli anziani, privati spesso della vicinanza di familiari e amici. Le nostre Chiese e comunità hanno trovato unità in quella carità, che è la più grande delle virtù e che, unica, rimarrà come sigillo della nostra comunione fondata nel Signore Gesù.
Desideriamo, infine, intensificare la preghiera gli uni per gli altri, per i malati, per coloro che li curano, per gli anziani soli o in istituto, per i profughi, per tutti coloro che soffrono in questo tempo. Come abbiamo scritto nella presentazione del sussidio per la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, oggi la nostra preghiera sale intensa, perché il Signore guarisca l’umanità dalla forza del male e della pandemia, dall’ingiustizia e dalla violenza, e ci doni l’unità tra noi. Ci uniamo con la nostra preghiera anche nella memoria del Metropolita Zervos Gennadios, che per diversi anni ha condiviso con noi il cammino verso la piena unità e ci ha lasciato il 16 ottobre dello scorso anno. La preghiera stessa infatti diventi a sua volta fonte di unità. Ignazio di Antiochia ricorda ai cristiani di Efeso nei suoi scritti: “Quando infatti vi riunite crollano le forze di Satana e i suoi flagelli si dissolvono nella concordia che vi insegna la fede”. Rimanere in Gesù vuol dire rimanere nel suo amore. Quell’amore che ci spinge ad incontrare senza timore gli altri, specialmente i più deboli, i periferici, i poveri ed i sofferenti, come Gesù stesso ci ha insegnato, percorrendo senza sosta le strade del suo tempo.
Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune, che vedrà riunite le nostre comunità soprattutto in questa settimana.
Un fraterno saluto a tutti nell’amicizia e nella stima che ci uniscono.

Roma, 14 gennaio 2021

Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Ambrogio Spreafico
Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo


Sua Em.za Rev.ma
Mons. Polykarpos Stavropoulos
Vicario Patriarcale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta


Pastore
Luca Maria Negro
Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

IL SUSSIDIO PROPOSTO DALLA CEI

Consulta il sussidio

Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2021